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Olio essenziale e assoluta

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Spesso mi viene chiesto che differenza c’è tra un olio essenziale e una assoluta. Adoro questo argomento, non so perchè; forse mi ricorda i laboratori di estrazione delle droghe all’università, tra solventi, imbuti separatori e rotavapor.

 Gli oli essenziali si estraggono o per distillazione in corrente di vapore o per spremitura a freddo nel caso degli agrumi. l’estratto solitamente si presenta incolore,  giallo chiaro o intenso, verde chiaro ( poi ci sono eccezioni come la Camomilla comune che produce olio essenziale blu e il patchouli che ha un colore ambrato); la consistenza è spesso simile all’alcool etilico e ha una elevata volatilità ( tranne per esempio per note di base come sandalo e patchouli che sono viscosi) come gli agrumi, la lavanda, il rosmarino, la menta, il basilico ecc…

Le assolute invece derivano da un processo di estrazione molto diverso: l’estrazione con solventi. Questi solventi di natura lipofila cioè affine ai grassi, riescono a estrarre sostanze odorose che non si riuscirebbero a estrarre con la distillazione perchè troppo pesanti; inoltre ci sono molecole profumate che con il calore della distillazione si rovinerebbero.

Il famoso “enfleurage” che si faceva con il grasso di maiale purificato su cui si adagiavano profumatissimi fiori di tuberosa appena raccolti ne è un classico esempio.

Ora si utilizza esano e derivati del petrolio. Quando il solvente ha assorbito l’estratto odoroso otteniamo la concreta che  si  “lava” poi  con alcool etilico, in modo che la fragranza si trasferisca dal solvente lipofilo all’alcool; questi solventi  verranno poi eliminati attraverso processi tecnici che non sto ad elencare qui. L’estratto finale, il concentrato odoroso che rimane dall’eliminazione dei solventi è l’assoluta, affascinante vero?

Le assolute sono fantastiche: hanno una forte intensità olfattiva, una complessità di sfaccettature odorose che spesso riproduce fedelmente l’odore del materiale da cui vengono estratte: è il caso del gelsomino e dei fiori di arancio; hanno bellissimi colori, come gemme preziose; sono dense, le gocce cadono lentamente e ne bastano poche per ottenere notevoli effetti. Sono spesso molto costose ma vale la pena di  utilizzarle perchè fanno la differenza nei profumi.

Le mie preferite sono: la tuberosa, il gelsomino, i fiori di arancio, il muschio di quercia, la lavanda e la vaniglia.

Se desiderate approfondire lo studio dei metodi di estrazione vi lascio qui sotto il link di un libro fantastico e molto professionale sull’aromaterapia:

http://www.macrolibrarsi.it/libri/__il-grande-manuale-dell-aromaterapia-libro.php?pn=4486

LA TUBEROSA

 

L’ODORE DELLA TUBEROSA

 

L’assoluta di tuberosa Si presenta come una pasta cerosa di colore arancio scuro quasi marrone.

Partiamo dalla descrizione olfattiva:  profumo unico e complesso, persistente, avvolgente nella sua dolcezza, intenso, pesante, sensuale e narcotico leggermente erbaceo. il fiore fresco emana una fragranza dolce mielata e mentolata, ricorda i fiori di arancio ma senza la nota agrumata; un solo fiore riesce a profumare intensamente una stanza intera tanto è intenso il suo odore!

L’assoluta ovviamente risulta un po’  diversa dal fiore fresco in quanto alcune note più volatili come quella mentolata vengono perdute .

Mi piace tantissimo anche da sola non abbinata ad altre essenze; mi regala un senso di benessere e gioia, con una sola goccia ( diluizione in alcol al 10%) mi sembra di annusare un mazzo di fiori dolci e inebrianti …

LA TUBEROSA IN PSICOAROMATERAPIA

La personalità “tuberosa”  ha un carattere estroverso e spontaneo attento all’estetica, alle belle cose, è seduttivo.

L’essenza, è utile per contrastare stress, irritabilità, conflitti emotivi, ipersensibilità, gelosia, rabbia, disorientamento, ostilità e aumentare stati d’animo positivi come entusiasmo, motivazione, coraggio, espansività, sensualità, spontaneità  espressione di sé…